Il Monte Grappa, un mondo a sé

Sul Monte Grappa fotografo la vita. Non solo quella che appare evidente, ma anche quella che si cela nei dettagli, nei mutamenti delle stagioni, nel rapporto tra uomo, natura e storia. Prima di ogni escursione, mi preparo: leggo, studio, ripercorro eventi che hanno segnato queste vette, dalle antiche storie di pastori ai ricordi bellici incisi nel paesaggio. Ogni passo qui è una scoperta, ogni scatto un frammento di memoria.

Il Monte Grappa è un mondo a sé. Le sue vette si affacciano sulla pianura veneta come sentinelle, custodendo ambienti diversi: ghiaioni aspri, castagneti ombrosi, pascoli ondulati e faggete silenziose. In questo mosaico naturale, la fauna è protagonista. Nelle valli più remote si muovono camosci e mufloni, mentre nei boschi ombrosi si intravede il passo leggero del cervo. Più piccoli, ma altrettanto presenti, sono volpi, faine, scoiattoli, donnole e ghiri, creature che si rivelano a chi sa osservare. E poi c’è l’aria, abitata dai voli: poiane, falchi, sparvieri, gheppi durante il giorno; civette e gufi che la notte popolano il buio con i loro richiami.

Non mancano le sorprese più minute: il picchio rosso maggiore che risuona contro i tronchi, il regolo che sembra un’ombra tra le fronde, le libellule leggere che danzano sull’acqua. Nei pressi delle lame, tritoni alpini e ululoni testimoniano un microcosmo pulsante. E poi i rettili, tra cui la vipera e l’orbettino, discreti e sfuggenti, ma parte di questo equilibrio.

Anche i fiori raccontano storie, con la loro delicatezza e resistenza. La stella alpina, le sassifraghe, le primule tingono il paesaggio di vita e colore, segni tangibili di un ciclo che si rinnova. Sul Monte Grappa, tutto sembra intrecciato: passato e presente, uomo e natura, terra e cielo. E ogni ritorno è un invito a guardare con occhi nuovi ciò che pensavamo di conoscere.


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